LA FIAMMA BIANCA

 

Avvicinamento – Raggiungere un muro a secco divisorio a circa metà Quebrada e puntare per prati e bosco rado a un’evidente pilastro di granito bianco sull’avancorpo Est dello Shaqsha più o meno sulla verticale della linea di confine

Attacco – Nel punto più basso del pilastro

L1 – Per successivi risalti a gobbe in lieve obliquo prima a dx e poi a sx (VI+ – 55 m) (Steinhilber);

L2 – Diritti e in obliquo a sx per vena a tratti scivolosa, sostando qualche m sotto una fascia strapiombante (VI+/VII- – 45 m) (Steinhilber)

L3 – Continuare in obliquo a sx per la vena fino a poter traversare a sx per conca a una zona vegetata; di qui diritti e a dx alla sosta; discreto runout (VII- o VI+/Ao – 30 m) (Steinhilber)

L4 – A dx della sosta, diritti e ancora a dx per bella placca articolata; protezioni distanti, la quarta delle quali non facilmente individuabile (VII- o VI e Ao – 50 m) (Steinhilber)

L5 – A dx della sosta e diritti per diedro col fondo vegetato; sosta a una cengia con due Queñoe; 1 p. non provato in libera, ma a occhio di difficoltà abbordabili (VI+ e Ao – 40 m) (De Toni);

L6 – Diritti per diedro strapiombante (Ao – 7a?), poi appena a sx, di nuovo diritti per zolle erbose a una Queñoa, di qui appena a dx, ancora diritti e a dx prima per zolle e poi per placca/rampa inclinata a dx; si aggira sulla sx una pianta e si risale per placca muschiosa alla sosta alla base degli strapiombi sommitali (VI- e A1 – 60 m) (Steinhilber)

L7 – Raccordo: a dx della sosta fino a entrare nel camino che si segue fino alla prima protezione sulla parete di sx (nel senso di marcia) (III – 25 m) (De Toni)

L8 – Diritti e in lieve obliquo a dx per strapiombo manigliato e fessure stondate; al termine della seconda fessura a dx per cengia; quindi di nuovo in obliquo e in traverso a sx fino alla sosta; 2 fori per multimonti dovuti a errore di chiodatura; 1 foro per multimonti fatto scopo chiodatura, ora inutile; integrare con BD 1, 0.5, 3 (VII e A1 – 25 m) (De Toni)

L9 – A sx della sosta poi in obliquo a dx per rampa alberata; al suo esaurirsi per facile muro a funghi a sx fino a un blocco che fa da ponte sul sottostante camino; lo si attraversa verso dx, si supera un breve muro e si torna a sx oltre un arbusto, riattraversando anche il camino per ponte di terra; sosta sul bosco sommitale; lasciato a un albero 1 cordone rosso di sosta (IV – 60 m) (De Toni)

Discesa – Dalla sommità scendere per prati verso S (sx nel senso di marcia); quando i prati digradano in parete, piegare a dx (senso di marcia) ed entrare nella rampa boscosa; a una fascia rocciosa prima CD su albero (20 m); al suo termine a dx sul fondo del canale che delimita a dx la rampa; lo si segue fino a un salto (seconda CD su albero, 15 m; cordone lasciato); sempre per canale o per bosco alla sua dx (orografica e nel senso di marcia) si perviene sulle placche della via poco sotto S2; 2 CD (30 e 45 m) su alberi; in alternativa mantenersi a dx delle placche e scendere a piedi alla base della parete.

È anche possibile calarsi da S7 (S7, S6, S5, S4, S2, S1); attenzione alla doppia da S6: la corda andrà di sicuro ad appoggiarsi sul tronco dell’albero sotto la sosta; S1 su 2 multimonti.

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Il videoracconto di Ralf Steinhilber

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Il racconto di Sandro De Toni (sandrodetoni.org)

Quando l’anima tenta di aprirsi una via d’uscita dall’oscurità, attraverso faticose meditazioni filosofiche, ha luogo allora l’imbiancamento […]. Ci può essere d’aiuto un’immagine di Rabbi ben Jochai riportata da Sholem: la fiamma ascendente è bianca, ma proprio alla sua base, come un piedistallo, vi è una luce blu nera la cui natura è distruttiva. La fiamma blu nera attira le cose e le consuma, mentre il biancore continua a fiammeggiare al di sopra. […] in virtù della sua stessa inerenza alla nigredo – commenta Sholem – la fiamma blu può consumare l’oscurità di cui si nutre. […] Qualcosa di essenziale andrebbe perduto, se l’apparire del bianco non fosse che il risultato di una liberazione dall’oscurità; qualcosa deve incorporare nell’albedo una risonanza, una fedeltà a quel che è accaduto, e trasmettere la sofferenza con un’altra sfumatura: non più come dolore lancinante, come decomposizione o come memoria della depressione, ma come valore.

J. Hillman,
Blu Alchemico e Unio Mentalis,

in “La pietà filiale”,
a cura di F. Donfrancesco, Bergamo, Moretti & Vitali, 2008.

1. Le visioni di GiPi

Il secondo giorno di permanenza in valle, mentre Ralf tentava il suo record di quota puntando al lago a Nord del campo base, Pietro, GiPi, Riccardo e il sottoscritto si dedicavano a salire la Quebrada osservando con attenzione i possibili obiettivi.

Tralasciando per ovvie ragioni Onda e Rostro (che faceva venire le vertigini solo a guardarlo), comparivano linee di salita ovunque.

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